"Non passa giorno che non ci sia un'aggressione razzista ad un cittadino dalla pelle scura. La presenza di partiti xenofobi e razzisti al governo ha fatto emergere il lato peggiore della nostra società. Il razzismo è diventato una base della nostra società e gli elementi più violenti si sentono protetti e agevolati a fare azioni violente contro immigrati da politici che occupano importanti cariche dello stato e che con le loro dichiarazioni pubbliche e i loro programmi elettorali hanno favorito il nascere di gruppi fascisti e razzisti, che mettono in atto i loro sentimenti di odio e si sentono protetti da chi invece dovrebbe punirli. Con le loro ideologie populiste e xenofobe, in primis la Lega e, a ruota, molti elementi del Movimento 5 Stelle, come afferma Emma Bonino, sono riusciti a sdoganare umori malsani della nostra società malata e le violenze, che ogni giorno registriamo nel nostro paese, sono la più evidente conseguenza delle politiche di questo nuovo governo xenofobo, razzista e populista.
Circolo Culturale Proletario di Genova" ;
«Volevano colpire una donna nera». Aggredita Osakue
Mauro Ravarino, 31.07.2018, “Il Manifesto”
Odio cieco. Daisy Osakue, torinese di 22 anni, figlia di genitori nigeriani: «Andrò fino in fondo». Ma per i carabinieri il razzismo non c’entra
L’atleta azzurra Daisy Osakue
© Ansa
«La situazione è già al limite, una persona dovrebbe essere libera di camminare la sera senza aver paura che qualcosa possa “volarle” in faccia. È stato un atto da codardi».
DAISY OSAKUE, torinese di 22 anni, figlia di genitori nigeriani, non sta né starà zitta. «Hanno preso la persona sbagliata, perché io andrò fino in fondo e spero che trovino presto i responsabili». Giovane promessa azzurra dell’atletica leggera (primatista nazionale under 23 del lancio del disco), Daisy è stata vittima, nella notte tra domenica e lunedì, di un’aggressione razzista a Moncalieri, mentre rincasava.
L’atleta è stata colpita da uova lanciate da un’auto in corsa a tutta velocità. «A mezzanotte e un quarto, tornavo a casa a piedi, dopo una visita a una persona di famiglia che si trova in ospedale e stavo attraversando sulle strisce pedonali, a Moncalieri dove vivo. Quando ho visto un’auto puntare verso di me, a bordo c’erano due ragazzi, ho accelerato l’andatura e sono corsa sul marciapiede, poco dopo ho sentito un forte dolore all’occhio. Ero stata colpita e mi sono accorta del liquido. Ero terrorizzata e ho urlato, perché pensavo fosse acido. Poi, sono stata soccorsa da alcuni passanti e mi sono tranquillizzata quando ho visto che si trattava di un uovo».
No, non siamo in Alabama, bensì a Moncalieri, nel circondario di Torino, profondo nord Italia. Fortunatamente, le sue condizioni fisiche sono meno gravi di quanto sembrassero inizialmente. «Non dovrò operarmi all’occhio: l’uovo lanciatomi questa notte ha provocato solo un’abrasione alla cornea con versamento di liquido sulla retina che guarirà con un po’ di cortisone. Ora sono molto più serena», ha detto all’uscita dall’ospedale oftalmico di Torino. Comunque, è pronta a partire per gli Europei di Atletica, che inizieranno il 6 agosto: «Cascasse il mondo, ma a Berlino vado assolutamente».
CORAGGIOSA, FORTE E LUCIDA Daisy, con la benda all’occhio sinistro, spiega: «L’hanno fatto apposta. Non volevano colpire me come Daisy, volevano colpire me come ragazza di colore. In quella zona ci sono diverse prostitute, mi avranno scambiata per una di loro. Mi era già capitato di essere vittima di episodi di razzismo, ma solo verbali. Quando però si passa all’azione, significa che si è superato un altro muro».
L’AUTO dalla quale sono state lanciate le uova, sarebbe stata già segnalata alle forze dell’ordine da alcuni residenti, che avevano assistito altre volte a scene analoghe. Per questo motivo i carabinieri, che indagano sull’accaduto, non propendono sul movente razziale, perché è il terzo episodio negli ultimi giorni e con bersagli sempre diversi. Non si può, però, minimizzare. Quello di Daisy Osakue è l’ultimo episodio di una lunga striscia di violenza e razzismo che quest’anno si è evoluta dal primo caso, quello di Macerata dello scorso 3 febbraio (quando Luca Traini ha ferito sei stranieri per «vendicare» Pamela Mastropietro) e che conta ben undici episodi nelle ultime sette settimane.
L’ATLETA dà indirettamente una lezione di civiltà al salvinismo dilagante: «Il razzismo è in tutto il mondo e se c’è un problema nella nazione, non capisco perché dare la colpa a questo o quell’altro. Ci sono buoni e cattivi ovunque e generalizzare su una minoranza è sbagliato. È la stessa cosa che faceva Hitler con gli ebrei: cosa successe poi?».
Daisy ha respirato sport sin da piccola: papà judoka, mamma giocatrice di pallamano. Prima di cimentarsi con l’atletica, ha iniziato con il tennis, per sei anni. Solo a 12 anni si è spostata sull’atletica, alla Sisport di Torino, sua città natale. La sua carriera agonistica è stata a lungo impostata sulle prove ad ostacoli, che le hanno regalato un titolo italiano cadette nel 2011. Nel tempo emergono, però, le sue attitudini da lanciatrice: nel peso e nel disco. Daisy cresce come atleta sotto l’ala dell’ex discobola azzurra Maria Marello. Nel gennaio 2017, si è anche trasferita alla Angelo State university, in Texas, dove studia criminologia, mostrando notevoli progressi sportivi fino alla migliore prestazione italiana under 23 nel disco: 57.49 metri ad Abilene, a marzo. Un limite portato, il 7 aprile 2018, a 59.72, record italiano promesse e quarta migliore prestazione di sempre tra le discobole italiane. A Berlino dimostrerà il suo talento: «Sono di colore, fiera delle mie origini, ma mi sento italianissima.
PER ARRIVARE A INDOSSARE la maglia azzurra si deve fare una gran fatica. Quelli, a cui non va giù che lo facciano atleti di colore parlano di solito dal divano». Osakue è anche iscritta ai Giovani Democratici del Pd, con i quali porta avanti la battaglia per lo ius soli. Resta convinta che l’Italia «non sia razzista, solo che certe volte fa sfogare il suo lato peggiore». Il consiglio comunale di Torino ha espresso solidarietà all’atleta. I consiglieri regionali di LeU hanno partecipato al presidio spontaneo antirazzista in piazza Castello.
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31.07.2018, “Il Manifesto”
Razzismo. L’elenco delle aggressioni compiute di recente in Italia
L’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, si è detto ieri preoccupato per «il crescente numero di attacchi» compiuti in Italia contro cittadini stranieri. Di seguito l’elenco delle aggressioni.
11 giugno, Caserta: due ragazzi maliani, ospiti di un centro Sprar, vengono avvicinati da una Fiat Panda, a bordo della quale viaggiavano tre giovani italiani i quali hanno sparato alcuni colpi con una pistola ad aria compressa, al grido “Salvini Salvini”.
20 giugno, Napoli: Bouyangui Konate, cuoco maliano di 21 anni, rifugiato, viene colpito da due ragazzi con un fucile a piombini.
3 luglio, Forlì: una donna nigeriana viene avvicinata da un motorino, con due persone a bordo, dal quale parte un colpo da una pistola ad aria compressa che la ferisce a un piede.
5 luglio, Forlì: un uomo di 33 anni originario della Costa d’Avorio viene colpito all’addome con colpi esplosi da pistola ad aria compressa.
11 luglio, Latina: due uomini di origine nigeriana vengono raggiunti da proiettili di gomma esplosi da un’Alfa 155 nei pressi della fermata dell’autobus.
17 luglio, Roma: una bambina rom di poco più di un anno, viene raggiunta da un colpo di pistola ad aria compressa. Rischia di rimanere paralizzata.
26 luglio, Partinico: un richiedente asilo senegalese di 19 anni viene aggredito e picchiato mentre stava lavorando al bar da tre uomini che gli gridano: “Tornatene al tuo paese, sporco negro”.
26 luglio, Vicenza: un operaio di origine capoverdiana che lavorava su un ponteggio viene colpito alle spalle dai colpi di una carabina.
26 luglio, Aversa: un richiedente asilo della Guinea viene avvicinato da due ragazzi in moto, che gli sparano con un’arma ad aria compressa, colpendolo al volto.
28 luglio, Milano: un uomo di origine cingalese viene aggredito in un parco. L’agressore pretendeva che parlasse in italiano al telefono e lo ha minacciato con un taglierino sulla gola davanti alla figlia terrorizzata.
29 luglio, Aprilia: un uomo di origine marocchina viene picchiato a sangue da due uomini e muore, abbandonato sulla strada.
29 luglio, Moncalieri: Daisy Osakue, nazionale di atletica leggera, aggredita a Moncalieri mentre rincasava: da un’auto in corsa le sono state lanciate contro delle uova. L’atleta è stata colpita a un occhio ed è stata operata per una lesione alla cornea.
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Hady Zuady, marocchino, 43 anni: la prima vittima dell’estate dell’intolleranza
Giuliano Santoro, 31.07.2018, “Il Manifesto”
Aprilia. Agro Pontino, tra ronde e sfruttamento della manodopera migrante. L'uomo perde la vita dopo un inseguimento in auto. Due italiani denunciati: «Non lo abbiamo picchiato»
Sopralluogo nel punto in cui Hady Zuady è morto
Dopo colpi di fucile che sparano piombini, pestaggi, aggressioni, è arrivato il morto. Potrebbe essere la prima vittima certificata dell’estate dell’intolleranza. Hady Zuady, cittadino marocchino di 43 anni con piccoli precedenti, è spirato nella notte tra sabato e domenica sulla via Nettunense, nel comune di Aprilia, località Campo di Carne.
Verso le due, la macchina su cui viaggiava ha sbandato. Poi, per qualche minuto, è stata raggiunta da tre uomini italiani, uno di questi è una guardia giurata.
C’è un video raccolto da una telecamera di sorveglianza che mostra i tre che affiancano la vittima ma poco si riesce a vedere di quanto è avvenuto quando l’hanno raggiunta. Gli inseguitori avevano intercettato l’automobile di Zuady a pochi minuti di distanza dal punto dell’incidente, parcheggiata nel loro condominio in atteggiamento considerato sospetto.
«Non abbiamo picchiato nessuno, non c’è stato alcun pestaggio, tantomeno a sfondo razziale», si difendono in lacrime. Negano anche che fossero organizzati in ronde.
«Eravamo sotto casa, saremo state una quindicina di persone tra cui alcuni bambini – è la versione della difesa – Abbiamo visto una macchina appostata al buio e qualcuno di noi si è avvicinato per capire chi ci fosse all’interno. Appena ci siamo mossi l’auto è partita a razzo e ha cercato di investirci».
Siamo nell’agro pontino, provincia di Latina. Imperversa l’abusivismo edilizio e lo sfruttamento nei campi della manodopera migrante. Qui la Lega nella sua veste sovranista ha promosso le «passeggiate» del decoro e della legalità. «Le facciamo anche in quella zona, ma non ci risulta in quel quartiere», dice il coordinatore provinciale Matteo Adinolfi, che viene dalla destra postfascista di Alleanza nazionale.
Due persone sono state individuate e denunciate in stato di libertà per omicidio preterintenzionale. Uno dei due in un primo momento era fuggito, poi si è consegnato ai carabinieri. Si è arrivati a loro dall’esame delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e sulla base di alcune testimonianze.
I militari, per bocca del comandante provinciale, riterrebbero che almeno uno degli inseguitori avrebbe avuto un contatto fisico con la vittima. Ma fanno sapere di escludere che Zuady sia stato vittima di un «pestaggio prolungato» anche se ammettono che la situazione potrebbe essere «sfuggita di mano».
Quando trapela che si starebbe escludendo l’aggravante razziale la sezione locale di CasaPound esulta: «Anche stavolta vi è andata male!».
Qualcuno festeggia, ma si attendono gli esiti delle indagini. Decisiva sarà soprattutto l’autopsia sul corpo della vittima. «Se dovesse essere confermato quanto emerso dalle prime ricostruzioni, ci troveremmo di fronte a un fatto gravissimo. I cittadini devono limitarsi a denunciare i reati, non devono farsi giustizia da soli», dice il sindaco Antonio Terra, che un mese fa col sostegno di una coalizione di liste civiche contro il centrodestra è stato eletto per il secondo mandato.
Aprilia conta 75mila abitanti, tra questi circa 10mila migranti. Per la gran parte si tratta di comunitari, per lo più rumeni. Poi ci sono gli indiani, che lavorano nelle campagne. I nordafricani sono una minoranza esigua. «Solo l’altro giorno avevamo organizzato nel parco principale della città il Festival del cous cous», racconta Terra.
Ora quasi tutti dicono che in via Guardapasso, il comprensorio in cui è iniziato il tragico inseguimento che ha portato alla morte dell’uomo, la situazione non è affatto fuori controllo. C’erano stati solo quattro episodi di furto in alcune auto. Poca roba. «La gente è un po’ esasperata ma siamo in una situazione di normalità», riporta ancora il sindaco.
Dieci anni fa ad Aprilia un tabaccaio aveva colpito alle spalle con un fucile da caccia e ucciso un rapinatore rumeno. In primo grado il pm aveva chiesto 14 anni per omicidio volontario, poi era arrivata la condanna a nove anni, ridotta a tre per semplice omicidio colposo in appello. Dopo anni di allarmismo, ronde proposte e forse realizzate, emergenze dichiarate e ansie mediatiche, la morte di Zuady riporta il territorio a un tragico principio di realtà.